Testimoni

Anche se mi é concessa la straordinaria possibilità di un lungo e bellissimo viaggio, non dimentico che sto realizzando un pellegrinaggio a Manaos, la capitale dell’Amazzonia brasiliana, dove nel 2009 é stato ucciso il mio amico don RUGGERO RUVOLETTO, missionario della diocesi di Padova, che ha sacrificato la sua vita per il Vangelo di Cristo.

Idealmente sono queste le persone, le anime, gli amici, i testimoni che mi accompagnano. Purtroppo don Ruggero non è l-unico missionario della diocesi di Padova che ha sacrificato la sua vita in missione, ma ce ne sono altri, entrambi hanno trovato la morte in Ecuador.

don LUIGI VACCARI, sacerdote diocesano di Padova, missionario in Ecuador e primo parroco di Carapungo, morto in un tragico incidente stradale nel 1998 nello snodo stradale di Carcelén, cittá di Quito;
don EVARISTO MERCURIO, sacerdote diocesano di Padova, missionario in Ecuador nel vicariato di Esmeraldas, morto nell’attraversamento di un torrente in piena nel 1999.

C-è anche un vescovo che ha offerto la sua vita per l’ideale missionario e che mi accompagna in questo pellegrinaggio, in particolare nel tragitto lungo l-Amazzonia ecuatoriana:
il vescovo ALEJANDRO LABAKA, che assieme a suor INÉS SARANGO, è stato ucciso nella selva amazzonica nel 1987 (ho già parlato di loro nell’articolo precedente intitolato «Tiputini»).

In verità durante questo viaggio sto conoscendo molte realtà, in cui vedo con i miei occhi come tante persone offrono la loro vita per Cristo ed il Vangelo, in situazioni difficili, scomode, talora impossibili.
In queste lunghe ore di barca, sulla mia amaca, le rivedo passare davanti ai miei occhi.

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TERESA l’ho conosciuta dieci anni fa, perché venivo a Natabuela (vicino a Ibarra, provincia di Imbabura) per visitare una volontaria di Auronzo che collaborava con lei, che é una ex suora. Avrà avuto alcuni problemi con la sua superiora perché si sentiva di aiutare poveri ed infermi, ma non le veniva concesso. Allora ha scelto di uscire dalla congregazione e di… mettersi in proprio! In un terreno ed una vecchia casa che la sua stessa famiglia le concede, inizia ad accogliere un anziano, poi un infermo, poi un disabile, eccetera. Tutte persone trascurate o abbandonate dalle famiglie della zona. Persone di cui lo stato ignora la situazione o se ne disinteressa. Oggi ne ospita 24. Lei é l’unica responsabile della loro vita e salute: li lava, li fascia, li cura, li veste, li apprezza, li fa sentire importanti, li ama. Alcuni volontari la aiutano, ma lei c’è sempre di giorno e di notte, tutti i giorni dell’anno, senza mai vacanze! Come Madre Teresa di Calcutta, la sua vita é tutta per gli ultimi. Nell’entrata della sua casa-fraternità campeggia un cartellone con questa frase emblematica: «Non posso fare tutto, ma quello che faccio, posso farlo con amore».

 

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ÁNGEL SÁNCHEZ ha una risata originale e fragorosa, che la senti da lontano. É un sacerdote ed è l’attuale parroco di San Lucas nel quartiere di Carcelen Bajo, nella arcidiocesi di Quito: il quinto parroco dopo Giorgio De Checchi, Giuseppe Nante, Giampaolo Assiso e Ruben Carvajal. In un solo anno ha realizzato alcune opere: il nuovo tabernacolo, la nuova cappella feriale, la cappellina dell’adorazione perpetua, il piano rialzato per il coro, tre nuove stanze nella canonica. Però non sono questi i motivi per cui lo cito in questa rassegna, ma perché mi ha sorpreso: gli avevo chiesto di celebrare una messa domenica 15 aprile, poiché passavo per Quito nel tragitto del mio pellegrinaggio verso l’Amazzonia. Mi ha sorpreso perché ha organizzato una festa, che oltre alla messa proseguiva con balli, canti e cibo per tutti. Gli ho chiesto: Perché lo hai fatto? Mi ha risposto: Perché ho visto il bene che i missionari di Padova hanno realizzato in questa parrocchia! Ebbene -ho detto io- anche se sono il solo a godermela, ti ringrazio a nome di tutti i missionari di Padova che hanno lavorato qui. E mi risponde con un’altra bella risata!

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PAOLO MIETTO, vescovo emerito di Tena, uomo di serenità e grande levatura spirituale. Dopo la pensione, i vescovi gli hanno affidato un altro incarico delicato, come amministratore del vicariato di Sucumbios, in cui la Chiesa era purtroppo divisa in due fazioni, al punto che si era arrivati anche allo scontro. Il vescovo lo ha sempre taciuto, ma si é capito che sono stati gli anni più tesi, difficili e sacrificati della sua vita. Dopo due anni é stato nominato il nuovo vescovo, e lui finalmente ha cominciato a godersi la sua pensione come vescovo emerito. Ora vive umilmente in un ospizio di anziani ad Archidona.

MARIO PERIN, originario di Bastia di Rovolon (Padova), ha 83 anni, é sacerdote Giuseppino e da 60 anni missionario nella provincia amazzonica del Napo. Paragonato agli abitanti locali é un gigante con il suo metro e novanta. Ora é parroco nella città di Tena, e nella sua parrocchia ha fondato una scuola elementare e superiore per circa 2 mila alunni. È l’unica scuola dell’Amazzonia ecuadoriana che ha classi ed insegnanti specializzati per alunni disabili. Lo avevo già visitato assieme ai miei genitori nel 2014, ma mi ha accolto ancora con grande piacere e con il suo grande sorriso. Anzi, assieme a Diego e Ricardo, mi ha accompagnato a vedere le scimmie a Misahualli con la sua vecchia auto e con una guida intenzionalmente prudente, ma non sempre adeguata!

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FRAY TXARLY, cappuccino di Pamplona (Navarra, Spagna), in Ecuador da circa 30 anni, abita a Tiputini (Provincia di Orellana, Ecuador), giusto nel luogo da dove prese il volo l’elicottero che portava il vescovo Alejandro Labaka verso il martirio. Ebbene frate Txarly vive in mezzo agli indigeni, li visita nelle loro riserve, li difende come può dai potenti attacchi delle compagnie petrolifere che insistono per (e purtroppo riescono a) entrare nei loro territori.
Vive solo, si dedica alla preghiera, ospita gruppi, organizza marce per sensibilizzare sui diritti dei «senza voce». Una notte é stato anche assalito e bastonato ma, a parte la frattura del naso e di una spalla, se l’è cavata bene.

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JUAN CARLOS ANDUEZA é un sacerdote cappuccino spagnolo, anch’egli da tanti anni nell’Amazzonia ecuatoriana. Attualmente è parroco di Nuevo Rocafuerte, che forse é la parrocchia meno raggiungibile di tutto l’Ecuador. Dal Coca, che é la sede del vicariato e del vescovo, dista addirittura 10 ore di scafo lungo il fiume Napo. Ebbene padre Juan Carlos, altri due giovani sacerdoti Cappuccini e tre suore francescane, sono pastoralmente al servizio di un territorio inmenso. Dedicano la prima settimana di ogni mese alle comunità più lontane, che sono una trentina, dormendo 7 notti tutte in località diverse! La comunità più lontana é a sei ore di motoscafo dalla parrocchia!
E in caso di rottura, può capitare di passare la notte dentro il motoscafo sulla riva del fiume nel bel mezzo della selva!

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VERÓNICA SHIBUYA, avvocato, madre di due figli, responsabile del Centro Amazzonico Antropologico e di Applicazioni Pratiche (Caaap) di Iquitos. Ho appurato che lavora per aiutare gli abitanti delle zone rurali a conoscere i propri diritti. Nel paese di Nauta organizza incontri per insegnare la leadership e il lavoro di equipe. In altri villaggi lungo il fiume viene chiamata per approfondire con la gente temi ambientali, come la deforestazione, la costruzione di idrovie, la ricerca dell’oro nei fiumi e l’impatto ambientale e sociale che provocano. Lavora sicuramente controcorrente.

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