Gita presso una Comunitá di accoglienza

Avevo sempre promesso ai ragazzi (ed anche ai genitori) dell’Año Bíblico che avremmo concluso l’anno con una gita. Cosí mi sono organizzato per domenica 21 giugno, perché don Giuseppe rimanesse in parrocchia ed io potessi “scivolare” fuori.

Ci voleva una meta che permettesse di passare una giornata serena e di svago, peró volevo anche trovare una ragione, un motivo importante per cui partire, una meta significativa, dove ci fosse qualcuno ad aspettarci.

Ho conosciuto l’HESSU grazie a Veronica, una giovane laica fideidonum di Auronzo che nel settembre 2007 ha frequentato con me il CUM di Verona, il corso di preparazione per i missionari in partenza. Veronica é stata destinata a questa comunitá che si trova a Natabuela, pochi km dopo Otavalo, ovviamente qui in Ecuador. cosí quando sono passato a visitarla, ho scoperto questa comunitá molto particolare.

Chi comanda, anzi chi serve tutti é Teresa. Una ex suora che per poter servire gli emarginati sceglie di uscire dalla sua congregazione e di “mettersi in proprio”. Teresa ritorna al suo paese natale, Natabuela, e accoglie-raccoglie in casa sua alcuni anziani ammalati o in difficoltá, a cui si aggiungono alcuni bambini disabili che le vengono consegnati dalle famiglie o addirittura abbandonati. Con il tempo la comunitá cresce, le persone aumentano (un anno fa erano dieci, ora sono venti) e Teresa é sempre lí, a servizio a tempo pieno. La famiglia di Teresa non vede bene la cosa, dice che Teresa é strana, le mette i bastoni tra le ruote, non la aiuta, ma con il tempo cambierá idea. Con il tempo aumenta l’attenzione attorno a questa casa ed a questa Fraternitá (in spagnolo: Hermandad), arrivano alcuni giovani volontari che passano qualche ora e danno una mano, peró solo Veronica rimane a tempo pieno. Con il tempo arrivano anche delle offerte, che Teresa mai richiede, e la casa si allarga, vengono costruiti i “primi” bagni, i pavimenti coprono il cemento, vengono costruite alcune stanze. La casa peró é sempre piccola: quando si entra dalla porta ci si imbatte nella prima sala dove ci sono una decina di letti, poi prima di entrare nella cucina si vede anche l’altra stanza con altri dieci letti; la sala da pranzo non c’è, si mangia dove si cucina o nel proprio letto o nel cortile davanti alla casa, sempre se il sole non picchia.

L’amicizia con Veronica mi ha portato a Teresa, che é una donna eccezionale. Teresa segue l’esempio della Fraternitá di fra Fernandino, un prete brasiliano che ha scelto di spendersi per gli ultimi ed ha fondato l’HESSU, la “Hermandad del Siervo Sufridor” (la Fraternitá del Servo Sofferente), con evidente riferimento alle sofferenze di Gesú, viste come un’occasione per vivere come fratelli proprio nella speciale condizione di sofferenti! Cosí Teresa, di salute buona, peró come si definisce “inferma nello spirito”, come del resto tutta la razza umana, si occupa di questo stuolo di persone, dal corpo limitato, infermo, bisognoso, che riflette peró i ben piú importanti ed essenziali bisogni dell’anima. Teresa é sempre in movimento, anche di notte quando frequentemente la chiama chi ne ha bisogno; Teresa appare perfino stanca, é consumata, dovrebbe poter riposare, eppure ha un volto cosí sereno, che trasmette calma, ha degli occhi cosí aperti, cosí attenti, cosí vivi che davvero per me ella incontra Cristo nelle persone che aiuta, anzi tocca il corpo sofferente di Gesú nei corpi limitati che cura.

É stato bello arrivare qui con il gruppo dei ragazzi e dei genitori (tutti fisicamente sani) dell’Año Bíblico. Dopo il catechismo per la Prima Comunione ed un anno di catechesi di approfondimento biblico, ci voleva un incontro con persone che vivessero concretamente la Parola di Dio, incarnandola visibilmente nella propria vita.

Cosí siamo arrivati domenica mattina, abbiamo celebrato la messa assieme a loro, anche se noi eravamo tantini (in 35), peró ci siamo accomodati chi sulle panche chi sui letti, ed abbiamo potuto conoscere meglio questa originale comunitá che non é riconosciuta dalle forze politiche, non riceve nessun contributo statale o sanitario e solo vive della buona notizia di Gesú e si affida completamente alla Provvidenza. Anche noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di essere Provvidenza e di portare qualcosa (soprattutto vestiario e generi alimentari). Che commozione per me vedere come i poveri aiutano i piú poveri!

Il resto é gita! Nessuno dei 35 aveva mai visto la laguna di Cuicocha, anche se com’era prevedibile a 3400 metri abbiamo trovato la pioggia. Solo pochissimi avevano visto la cascata di Peguche, a ridosso di Otavalo, la cittá famosa per la vendita di ogni tipo di vestiti e tessuti andini. Abbiamo camminato mezzora dentro al bosco per arrivare alla splendida cascata che abbiamo apprezzato e addirittura risalito fino alle piccole grotte da cui fuoriesce prepotentemente. Poi, siccome ogni promessa é debito, giusto per calpestare il cemento di un probabile futuro parcheggio ora completamente libero, noi maschietti ci siamo messi in gioco per vedere come ce la caviamo con la palla tra le gambe. Ed alle cinque, affaticati e soddisfatti, siamo saliti in bus per ritornare a casa.

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