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«Ancora un poco e non mi vedrete, un poco ancora e mi vedrete»
Sono le parole di Gesù nel Vangelo di oggi, peró mi viene spontaneo, oltre che a Gesú, applicarle anche a me in questo pellegrinaggio di despedida (cioè di saluto finale). Nella giornata di oggi invece capiró che a ben altre persone fanno l’esperienza del vedere e soprattutto del non vedere!
Giusto stamattina conosco padre Joaquin, incaricato diocesano della pastorale carceraria. E gli chiedo se ci sono problemi se lo accompagno in carcere, aspettandomi un diniego. «No, vieni pure!» fu la sua risposta, che mi rese sorpreso e felice. Ho pensato: questi sì che vivono rispetto ai loro familiari il «ancora un poco e non mi vedrete, un poco ancora e mi vedrete». Un pellegrinaggio in Amazzonia dura al massimo due mesi, la vacanza di un missionario veniva concessa ogni due anni, ma un carcerato rimane dentro quattro muri. Sì, li ho contati, sono quattro muri, non c’è un giardino, ma é un sotterraneo.
L’entrata nel carcere è una comunissima porta di casa lungo la strada della cittá. Nella prima stanza ci sono ovviamente due poliziotti che custodiscono una piccola porta interna con le inferriate. Il padre Joaquín, persona conosciuta e di fiducia, non viene perquisito, e nemmeno io, che entro assieme a lui. Solo mi viene requisito momentaneamente il cellulare, perché non vengano operate chiamate non autorizzate né si scattino foto.
Entro assieme a lui in questo corridoio oscuro. Si sente un forte odore di chiuso. Nell stesso piano cé un reparto per il carcere femminile, che accoglie solo tre donne. Gli uomini sono nel… sotterraneo! Scendiamo una lunga rampa di scale ed entriamo nel Medioevo: in un luogo cosí io potrei impazzire! Vengo informato che vivono lí 77 carcerati, alcuni provvisori (in un altro reparto al piano terra) e molti definitivi, tutti nel sotterraneo, con stanze senza finestre ed un unico cortile, dove solo nelle ore previste, mirando in alto, si puó vedere il cielo e la luce del sole. E queste persone vivono qui per anni, senza godere i familiari, le spose, i bambini. É certamente quello che meritano, fa parte della loro rieducazione, però io impazzirei!
Padre Joaquín saluta tutti, è allegro, gioviale. Ed invita chi vuole a partecipare alla celebrazione in una stanza del sotterraneo: partecipano dieci carcerati cattolici (in altre mattine, altri pastori protestanti propongono altre celebrazioni nella loro confessione). Padre Joaquín ha uno stile originale, allegro, positivo, sorriso in volto e chitarra in mano. Penso a quanto sia difficile riuscire a portare un messaggio di speranza in questo ambiente, a queste persone!
Durante la celebrazione, ognuno dice la sua risonanza, poi tocca a me: parlo del mio pellegrinaggio lungo i fiumi dell’Amazzonia, parlo della mia meta, che é onorare un amico prete e visitare il luogo della morte di lui, che é stato ucciso a Manaus, probabilmente perché scomodo ai signori della droga.
Successivamente mi rendo conto che tutti i carcerati sono dentro per traffico di droga. Ma in fondo ho detto ciò che, per quanto a loro scomoda, é la verità.
Padre Joaquin mi presentava alle guardie carcerarie come Collega, per farmi entrare.
Grazie, colega Joaquin, per le testimonianze di oggi: quelle profonde degli amici carcerati, che senza capire il portoghese ho intuito dalle espressioni dei volti. E la tua testimonianza di prete ottimista e felice, che non si tira indietro di fronte alle situazioni scomode, dove davvero non saprei cosa dire. Eppure tu avevi una parola per tutti, una tua pacca sulla spalla faceva sorridere un carcerato che per tutta la mattina (e la settimana precedente) era rimasto serio! Era il tuo modo, originale e vincente, di portare la Buona Notizia. Obrigado, colega!

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Nel pomeriggio, visto che il barcone partiva alle 18, chiedo se c´è la possibilitá di visitare la Misión. Me ne avevano parlato, come di un luogo molto bello da visitare, giacché si trattava del quartier generale degli spiritani, i religiosi che per primi avevano evangelizzato il territorio di Tefé. Peró era a circa mezzora di canoa, ma una visita valeva la pena. Con il consiglio di padre Valdemar, contatto un guidatore di canoa e mi porta alla Misión. Percorriamo un tratto del rio Tefé, che ha le acque molto chiare, e poi entriamo nel rio Solimoes (ovvero Amazonas) le cui acque sono molto diverse, le definirei sporche, color crema. Ci sono addirittura dei punti, che il mio autista mi mostra, dove si vede che le acque si mescolano, come se si mette qualche goccia di vino nell’acqua: le mie foto non evidenziano bene questo spettacolo!
Alla misión incontro padre Firmino, religioso spiritano, portghese che ben conosce l’italiano. Con grande passione mi mostra la chiesa, l’antico convento, il cimitero, la fontana con gli animali. È incaricato di quella zona pastorale limitrofa, con circa 60 comunitá, che nella chiesa della Misión hanno il centro, come se fosse la loro chiesa parrocchiale. Purtroppo il tempo stringe e mi congedo, per ritornare a Tefé, congedarmi da padre Valdemar e non avere problemi con l’imbarco nel porto.

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«Un momento y no me verás, un ratito y me verás»
Estas son las palabras de Jesús en el Evangelio de hoy, pero me llegan espontáneamente, así como a Jesús, para aplicarlas a mí en esta peregrinación de despedida (es decir, de saludo final). Hoy, sin embargo, entenderé que otras personas hacen la experiencia de ver y especialmente de no ver.

Esta mañana me encuentro con el padre Joaquín, un diocesano a cargo del ministerio de prisiones. Y le pregunto si hay problemas si lo acompaño a prisión, esperando una negación. “¡No, vamos!”. Fue su respuesta, lo que me sorprendió y me alegró. Pensé: sí, viven en relación con sus parientes, “todavía un poco y no me verán, un ratito y me verán”. Una peregrinación a la Amazonia duró un máximo de dos meses, las vacaciones de un misionero se otorgaban cada dos años, pero un prisionero permanecía dentro de cuatro paredes. Sí, los conté, son cuatro paredes, no hay jardín, pero es un subterráneo. La entrada a la prisión es una puerta muy común de la casa a lo largo de la calle de la ciudad. En la primera habitación, obviamente, hay dos policías que guardan una pequeña puerta interna con la barandilla. No se busca al padre Joaquín, una persona conocida y de confianza, ni a mí, que viene con él. Solo necesito el teléfono móvil temporalmente, para que no se realicen llamadas no autorizadas o se tomen fotos.

Dentro de él en este pasillo oscuro. Hay un fuerte olor a cerrado. En el mismo piso hay un pabellón para la prisión de mujeres, que solo recibe a tres mujeres. Los hombres están en … ¡bajo tierra! Descendemos por un largo tramo de escaleras y entramos en la Edad Media: ¡en un lugar como este podría volverme loco! Me informan que viven 77 prisioneros, algunos temporales (en otro departamento en la planta baja) y muchos definitivos, todos en el sótano, con habitaciones sin ventanas y un solo patio, donde solo en las horas programadas, mirando hacia arriba, se puede ver el cielo y luz del sol. Y estas personas viven aquí durante años, sin disfrutar de familiares, novias, niños. Sin duda es lo que se merecen, es parte de su reeducación, ¡pero me volvería loco!

El padre Joaquín saluda a todos, es alegre, jovial. E invita a aquellos que quieran participar en la celebración en una sala del sótano: diez prisioneros católicos participan (otras mañanas, otros pastores protestantes proponen otras celebraciones en su confesión). El padre Joaquín tiene un estilo original, alegre, positivo, con una sonrisa en la cara y una guitarra en la mano. ¡Pienso lo difícil que es poder llevar un mensaje de esperanza en este entorno a estas personas!

Durante la celebración, todos dicen su resonancia, entonces depende de mí: hablo de mi peregrinación por los ríos del Amazonas, hablo de mi objetivo, que es honrar a un amigo sacerdote y visitar el lugar de su muerte, que fue asesinado en Manaus, probablemente porque es inconveniente para los capos de la droga. Más tarde me doy cuenta de que todos los presos están en el tráfico de drogas. Pero al final dije lo que, en lo que les resulta inconveniente, es la verdad.
El padre Joaquín me presentó a los guardias de la prisión como colega, para dejarme entrar.

Gracias, Colegio Joaquín, por los testimonios de hoy: los profundos de los amigos encarcelados, que sin entender el portugués sentí por las expresiones de los rostros. Y su testimonio de un sacerdote optimista y feliz, que no se detiene ante situaciones incómodas, donde realmente no sé qué decir. Sin embargo, usted tenía una palabra para todos, uno de su palmadita en el hombro hizo una sonrisa prisionera que durante toda la mañana (y la semana anterior) fue en serio! Fue su manera original y ganadora de traer las Buenas Nuevas. Obrigado, colega!

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Por la tarde, viendo que el barco partía a los 18, pregunté si había una posibilidad de visitar la Misión. Me lo habían contado, como un lugar muy hermoso para visitar, ya que era la sede de los espíritus, los religiosos que primero evangelizaron el territorio de Tefé. Pero era una canoa de media hora, pero una visita valió la pena. Con el consejo del Padre Valdemar, me pongo en contacto con un conductor de canoas y me lleva a la Misión. Seguimos un tramo del río Tefé, que tiene aguas muy claras, y luego entramos al Río Solimoes (o Amazonas) cuyas aguas son muy diferentes, yo los llamaría sucios, de color crema. Incluso hay puntos, que mi conductor me muestra, donde se puede ver que las aguas se mezclan, como si pusiera unas gotas de vino en el agua: ¡mis fotos no muestran bien este espectáculo!

En la misión me encuentro con el padre Firmino, un hombre religioso, un portugués que sabe italiano. Con gran pasión me muestra la iglesia, el antiguo convento, el cementerio, la fuente con los animales. Él está a cargo de la zona pastoral vecina, con cerca de 60 comunidades, que tienen el centro en la iglesia de Misión, como si fuera su iglesia parroquial. Lamentablemente, el tiempo se acaba y me despido, para regresar a Tefé, despedirme del padre Valdemar y no tener problemas para abordar el puerto.

 

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