aprile 2018

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-18 Nauta

Poiché ieri mi imbattei con Un e Daniel, il compagno che mi accompagnò in barca dalla frontiera, li invitai ad accompagnarmi nel viaggio a Nauta, con Verónica Shibuya e le tre volontarie italiane.
Nauta sta a 90 minuti di carri di Iquitos, percorrendo l’unica strada della regione, le altre vie sono i fiumi.
In Nauta il Caaap ha una chiacchierata di autostima e leadership per i native: comunicarono come alcune cinquanta persone, le maggioranza donne. Ognuna ebbe il compito di disegnare una torre e di spiegare con quanto materiale, risorse e lavoratori. Interessante!

Accerchia visitiamo la Laguna, piena di tartarughe ed enormi pesci, chiamato paite.
Nel ristorante potei mangiare un cibo tipico dell’Amazonía: il majás. Suppongo che sia lo stesso animale che si chiama guanta nell’Amazonía ecuadoriana, quella che mi cucinò lo stesso vescovo Pedro Gabrielli in Porto Morona, quando lo visitai coi seminaristi in agosto 2016.

Ya que ayer me topé con Una y Daniel, la pareja que me acompañó en barco desde la frontera, los invité a acompañarme en el viaje a Nauta, con Verónica Shibuya y las tres voluntarias italianas.
Nauta está a 90 minutos de carros de Iquitos, recorriendo la única carretera de la región (las otras vías son los ríos).
En Nauta el Caaap tiene una charla de autoestima y liderazgo para los nativos: participaron como unas cincuenta personas, la mayoría mujeres. Cada una tuvo la tarea de dibujar una torre y de explicar con cuántos material, recursos y trabajadores. ¡Interesante!
Cerca visitamos la Laguna, llena de tortugas y enormes peces, llamados paite.
En el restaurante pude comer una comida típica del Amazonía: el majás. Supongo que sea el mismo animal que en la Amazonía ecuatoriana se llama guanta, la que me cocinó el mismo obispo Pedro Gabrielli en Puerto Morona, cuando lo visité con los seminaristas en agosto 2016.

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-19 Belén

Le 3 volontarie italiane che lavorano nel Caaap, Centro Amazzonico di Antropologia ed Applicazione Pratica, mi consigliano un guida per visitare il quartiere di Betlemme.
Cosicché vado al mercato da Betlemme e contatto a Marlon. Il quale mi porta alla parte bassa del quartiere. Betlemme Sotto è come Venezia: saliamo in una canoa e visitiamo il quartiere. Sei mesi all’anno le strade sono secche, sei mesi sono inondate. E qui la gente vive così. Impactante!
Quindi andiamo a Padrecocha, a visitare mariposario e sagittario: stupendo paragonare l’opera dell’uomo, il quartiere Betlemme visto nella mattina, con l’opera di Dio, La natura! 

Las 3 voluntarias italianas que trabajan en el Caaap (Centro Amazónico de Antropología y Aplicación Práctica) me aconsejan un guía para visitar el barrio de Belén.
Así que voy al mercado de Belén y contacto a Marlon. El cual me lleva a la parte baja del barrio. Belén Bajo es como Venecia: subimos en una canoa y visitamos el barrio. Seis meses al año las calles están secas, seis meses están inundadas. Y aquí la gente vive así. ¡Impactante!
Luego vamos a Padrecocha, a visitar mariposario y serpentario: ¡estupendo comparar la obra del hombre (el barrio Belén visto en la mañana) con la obra de Dios (La naturaleza)!

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Mi alzai presto alle 3h30, uscita alle 4h in scialuppa. Si arriva da Mazàn dove c’è un tratto in motocicletta, dopo l’ultima ora di barca, finalmente solcando le fiume Amazzoni ed arrivando da Iquitos.

Prime impressioni di questa caratteristica città: 1. La città più persa / lontana del mondo. 2. Simile a Venezia, ma alla rovescia: a Venezia arrivi in carro, dopo ti muovi solo in barca; qui arrivi solo in barca, dentro ti muovi coi mezzi che è. 3. Ci sono quartieri marginali, nella riva e quasi sotto al livello delle fiume Amazzoni. 4. Ad ogni angolo ci sono centri di divertimento con slot machines, benché in ogni entro è scritto: L’abuso del gioco può provocare Ludopatia. 5. Non ci sono qui carri, bensì un’infinità di motociclette, cioè i taxi tricimoto, motocicletta avanti che tira un sedile doppio, come un risciò.

 

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Madrugué a las 3h30, salida a las 4h en bote. Se llega a Mazàn donde hay un tramo en moto, luego la última hora de barco, finalmente surcando el río Amazonas y llegando a Iquitos.

Primeras impresiones de esta característica ciudad:   1. La ciudad más perdida / alejada del mundo. 2. Parecida a Venecia, pero al revés: a Venecia llegas en carro, luego te mueves solo en barco; aquí llegas solo en barco, dentro te mueves con los medios que hay. 3. Hay barrios marginales, en la ribera y casi abajo del nivel del río Amazonas. 4. A cada esquina hay centros de diversión con slot machines, aunque en cada ingreso está escrito: El abuso del juego puede provocar Ludopatia. 5. Aquí no hay carros, sino un sinnúmero de motos, o sea los taxi tricimoto (moto adelante que tira un asiento doble, como un risciò).

Pronto si fanno nuovi amici: un giovane compagno francese, un giovane tedesco di Bavaría, un altro giovane compagno, Un e Daniel, ella islandese ed egli americano di origini sudcoreanas. Non sarà la stessa cosa, ma so che con essi rimarrò due giorni, abbassando il fiume Napo fino ad Iquitos.

Passiamo totalmente il giorno in barca: usciamo alle 5am, arriviamo da Santa Clotilde alle 5pm. A Le 7pm celebro la messa con 5 parrocchiani, tuttavia sono molto stanco e pronto andrò a riposare.

 

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Pronto se hacen nuevos amigos: una   joven pareja francesa,  un joven alemán de   Bavaría, otra joven pareja, Una y Daniel, ella islandesa y él americano de orígenes sudcoreanas. No será lo mismo, pero sé que          con ellos quedaré dos días, bajando el río Napo hasta Iquitos.

Pasamos el día totalmente en barco: salimos a las 5am, llegamos a Santa Clotilde a las 5pm. A Las 7pm celebro la misa con 5 feligreses, sin embargo estoy muy cansado y pronto me ire a descansar.

Addio Ecuador! Grazie Ecuador!

Ha bisogno di noi molto poco per visitare il paese di Nuovo Rocafuerte, tuttavia inoltre che la Chiesa è anche un piccolo ospedale. La comunità Capuchina è formato per 3 sacerdoti ed un Frate che inoltre è medico. Quello che mi colpisce è imparare che si tratta di una squadra pastorale, dove 3 curati e 4 sorelle si alternano per visitare ogni mese circa 30 recinti, il più lontano dei quali sta a 7 ore di barca. Cosicché dedicano fuori una settimana intera di casa, visitando contemporaneamente vari recinti.

Benché siano solo linee geografiche, benché il fiume e la selva sembrino sempre gli stessi, benché già da due settimane abbia salutato gli ecuadoriani più cari, oggi alle 15h, dopo dieci ani come missionario, accento la mia cara terra ecuadoriana. Siamo usciti col padre Juan Carlos un’ora fa dal paese di Nuovo Rocafuerte, seguendo il fiume Napo, e siamo arrivati a Capo Pantoja, primo paese peruviano. La verità è che, benché sia solo una linea territoriale e nient’altro, passarla fu più difficile di quello che credeva. Me l’intesi della frontiera quando salutai Diego e Ricardo. Una volta che mettono il francobollo di entrata in Perù nel mio passaporto, essi mi diffondono e sommesso solo. Sì, la sento come un vero addio, perché ora nient’altro mi vincola al mio caro Ecuador. Si slegò il mio ultimo laccio con l’Alberello. Stavamo tutti commossi. Tuttavia, bisogna continuare la strada: essi di ritorno, io per avanti. Ma è la stessa strada, benché in posti differenti. Ora viaggio in terra Peruviana, io suolo, o migliore con gli amici che troverò. Seguo sempre in barca, di rotta ad Iquitos, dopo a Perdivi, dopo a Padova. L’abbraccio a tutti e già l’estraneo.

Grazie, Ecuador, perché i visi mi mostrano il sole.
Grazie, Ecuador, perché qui fa sempre caldo.
Grazie, Ecuador, benché i poveri soffrano dolore.
Grazie al mio Dio, perché questa terra mi riempie di amore.

 

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¡Adiós Ecuador! ¡Gracias Ecuador!

Nos necesita muy poco para visitar el pueblito de Nuevo Rocafuerte, sin embargo además que la Iglesia hay también un pequeño hospital. La comunidad Capuchina está formada por 3 sacerdotes y un Fraile, que además es médico. Lo que me impacta es aprender que se trata de un equipo pastoral, donde 3 curas y 4 hermanas se turnan para visitar cada mes unos 30 recintos, el más lejano de los cuales está a 7 horas de barco. Así que dedican una semana entera fuera de casa, visitando varios recintos a la vez.

Aunque sean sólo líneas geográficas, aunque el río y la selva parezcan siempre los mismos, aunque ya desde hace dos semanas me haya despedido de los ecuatorianos más queridos, hoy a las 15h, después de diez anos como misionero, dejo mi querida tierra ecuatoriana. Hemos salido con el padre Juan Carlos hace una hora desde el pueblito de Nuevo Rocafuerte, siguiendo el río Napo, y hemos llegado a Cabo Pantoja, primer pueblo peruano. La verdad es que, aunque sea sólo una línea territorial y nada más, pasarla fue más difícil de lo que creía. Lo entendí en la frontera cuando me despedí de Diego y Ricardo. Una vez que en mi pasaporte ponen el sello de entrada en Perú, ellos me despiden y quedo solo. Sí, la siento como una verdadera despedida, porque ahora nada más me vincula a mi querido Ecuador. Se desató mi último lazo con el Arbolito. Estábamos todos conmovidos. Sin embargo, hay que continuar el camino: ellos de regreso, yo por adelante. Pero es el mismo camino, aunque en lugares diferentes. Ahora viajo en tierra Peruana, yo solo, o mejor con los amigos que encontraré. Sigo siempre en barco, rumbo a Iquitos, luego a Manaos, luego a Padua. Los abrazo a todos y ya los extraño.

Cuando uno llega a un pais tan lejano,
donde la nieve cubre todo el llano,
grande es el asombr por conocer un pais
donde solo hay nieve en el cotopaxi
por eso no hay frio, solo tanto calor
en todas las habitaciones, tambien en el corazón
parece que los niños no tengan ningun dolor
pero lo estan escondiendo en lo hondo de su corazón

Gracias Ecuador
porque los rostros me muestran el sol
Gracias Eecuador
porque aqui hace siempre calor
Gracias Ecuador
aunque hayan personas que padecen dolor
Gracias a mi Dios
por conocer esta tierra tan llena de amor

Cada 10 pobres uno es pelucón
casi todos son padres, quedan un solteron
hay pocos ancianos, pero hay niños en todas partes
hay pocos gatos, pero hay perro en todas calles

Gracias Ecuador
porque los rostros me muestran el sol
Gracias Ecuador
porque aqui hace siempre calor
Gracias Ecuador
aqui hay tantos niños que buscan amor
Gracias a mi Dios
Hay tantos niños … que me llena de amor

Sono arrivato in capo al mondo?

È impressionante quanto è grande l’universo! È impressionante quanto è grande l’Amazonía, e né abbraccio percorrendo il 1 percento. È impressionante viaggiare tante ore per andare da elcentro della diocesi alla tua parrocchia! Mi lamentavo in Tolgo perché avevo più di un’ora di autobus per andare di Carcelen Bajo alla Curia nella Piazza Grande!
Tuttavia, il padre Juan Carlos, un altro cappuccino, appena arrivato di Tolgo dopo di 8 ore di autobus, c’avvisa che dovremo alzarsi presto per prendere la barca fino a Nuovo Rocafuerte.

Cosicché c’aspettano 9 ore di barca per andare del vicariato alla sua parrocchia!
Svegliamo alle 6h, facciamo colazione rapidamente, ed alle 6h30 stiamo caricando già le valigie nel porto. Ma l’uscita sarà alle 7h30.
Incomincia l’avventura, finalmente solcando il fiume. Si tratta del fiume Napo i cui annacqui verteràn nelle fiume Amazzoni e dopo di 6000 km confluiranno nell’Oceano Atlantico.
Il viaggio ha più fermo della cosa normale ed in realtà dura fino a 11 ore. Ebbi molte ore di conversazione col padre Juan Carlos Andueza. Arriviamo all’imbrunire in Nuovo Rocafuerte, ultimo paese ecuadoriano prima della frontiera; accolti per il giovane padre Luis, siamo molto stanchi, ma ancora attoniti perché l’Ecuador, l’Amazonía e tutto quello che Dio ha creato è davvero immenso.

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¿He llegado al fin del mundo?

Es impresionante cuánto es grande el universo! Es impresionante cuánto es grande el Amazonía, y ni abarco recorriendo el 1 %. Es impresionante viajar tantas horas para ir desde elcentro de la diócesis a tu parroquia! Me quejaba en Quito porque tenía más de una hora de bus para ir de Carcelen Bajo a la Curia en la Plaza Grande!
Sin embargo, el padre Juan Carlos, otro capuchino, recién llegado de Quito luego de 8 horas de bus, nos avisa que tendremos que madrugar para coger el barco hasta Nuevo Rocafuerte.
Así que nos esperan 9 horas de barco para ir del vicariato a su parroquia!
Despertamos a las 6h, desayunamos rápidamente, y a las 6h30 ya estamos cargando las maletas en el puerto. Pero la salida será a las 7h30.
Empieza el aventura, finalmente surcando el río. Se trata del río Napo, cuyas aguas verteràn en el río Amazonas y luego de 6000 km confluirán en el Océano Atlántico.
El viaje tiene más paradas de lo normal y en realidad dura hasta 11 horas. Tuve muchas horas de conversación con el padre Juan Carlos Andueza. Llegamos al atardecer en Nuevo Rocafuerte, último pueblo ecuatoriano antes de la frontera; acogidos por el joven padre Luis, estamos muy cansados, pero todavía asombrados porque el Ecuador, el Amazonía y todo lo que Dios ha creado es verdaderamente inmenso.

-25 Tiputini

 

Si no vamos nosotros, los matan a ellos.
Se non andiamo noi, li uccidono di sicuro.

La etapa de hoy es importante, aunque sea dolorosa. Vale la pena demorar el viaje por un día, porque es una peregrinación en la peregrinación.
Al llegar al Coca nos acoge Fray Txarly (Charly), fraile capuchino, que nos propone: Vengan conmigo mañana en Tiputini, y voy a hablarles de un mártir ecuatoriano, mejor dicho, de unos mártires del Amazonas!
Así que esta mañana partimos con él y llegamos al viejo helipuerto desde donde el 21 de julio de 1987 Monseñor Alejandro Labaka y la hermana Inés Sarango se fueron a conocer a la tribu de los Tagaeri. Junto a la pista del helicóptero se ha construido una capilla al aire libre para conmemorar su pasión por la evangelización de los pueblos indígenas y especialmente su sacrificio.
Las palabras puestas al principio son propias del obispo vicario apostólico de Coca, quien siente que los indígenas Tagaeri están en peligro. De hecho, estos nativos no querían contactos con los blancos. Pero los blancos de las compañías petroleras tenían un objetivo que querían lograr a toda costa: la tierra de los Tagaeri conservaba el preciado petróleo en el subsuelo. Si los Tagaeri no hubieran querido negociar, contratarían personas inescrupulosas para que los sacaran. El obispo tenía la ventaja, porque ya conocía a algunos indígenas Tagaeri y estaba convencido de que podía mediar en la situación. Entonces, en lugar de ir como siempre en el bote, aprovecha un helicóptero militar que, partiendo de Tiputini, pasa en esa zona, donde desciende rápidamente, con la promesa de ser recuperado después de unas tres horas.
Obispo y monja se encuentran con un grupo de mujeres Tagaeri que, después de algunas sospechas, se muestran benevolentes. Después de unas horas, desafortunadamente llegan los cazadores, todos con lanzas en sus manos, tal vez frustrados por una cazeria no rentable. Después de unos minutos de discusión con las mujeres, expresaron su decepción ante la presencia de extranjeros y el jefe arrojó su lanza al obispo. Después de eso, cada cazador repite el gesto: 17 cazadores, 17 lanzas clavadas en su cuerpo. La hermana Inés, a quien las mujeres habían intentado defender, también es separada y asesinada por tres lanzas.
El piloto del helicóptero a su regreso ve el cuerpo sin vida de los dos misioneros desde arriba y, sin bajar, regresa a la base para advertir a la policía y a los religiosos.
Todos estaban consternados por las noticias. Y aún más a la vista de los cuerpos atravesados ​​por las lanzas.
Esta tragedia hizo proféticas las palabras del obispo, porque la zona donde viven los Tagaeri fue declarada por el estado como una “zona intangible”, es decir, un área de reserva para los nativos con una prohibición de entrada a las compañías petroleras. ¡Con la oferta de sus vidas han salvado tantas vidas indefensas! Protegieron los derechos de los “sin voz”. A una distancia de 31 años, desafortunadamente, las áreas intangibles se reducen progresivamente, la contaminación producida por la extracción de petróleo aumenta, la naturaleza se daña y se destruye, la salud de los nativos se ve fuertemente amenazada. ¿Alguien debe morir de nuevo para que todo esto se detenga?

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Si no vamos nosotros, los matan a ellos.
Se non andiamo noi, li uccidono di sicuro.

La tappa di oggi è importante, per quanto dolorosa. Vale la pena ritardare di un giorno il viaggio, perché si tratta di un pellegrinaggio nel pellegrinaggio.

Arrivati al Coca incontriamo infatti fra’ Txarly (Charly), frate cappuccino, che ci propone: Venite con me domani a Tiputini, e vi parlerò di un martire dell’Ecuador, anzi dell’Amazzonia!
Così stamattina partiamo assieme a lui e ci fermiamo nel vecchio Eliporto da dove il 21 luglio del 1987 Monseñor Alejandro Labaka e suor Ines Sarango sono partiti per incontrare la tribù dei Tagaeri. Accanto alla pista dell’elicottero é stata costruita una cappella all’aperto, per ricordare la loro passione per evangelizzare i popoli indigeni e soprattutto il loro sacrificio.
Le parole riportate all’inizio sono proprio del vescovo vicario apostolico del Coca, il quale intuisce che il popolo indigeno dei Tagaeri é in pericolo. Infatti questi indigeni non volevano contatti con i bianchi. Ma i bianchi delle compagnie petrolifere avevano un obiettivo che volevano raggiungere a tutti i costi: il terreno dei Tagaeri custodiva nel sottosuolo il prezioso petrolio. Se i Tagaeri non avessero voluto trattare, si assoldava gente senza scrupoli per farli fuori. Il vescovo era in vantaggio, perché già conosceva alcuni indigeni Tagaeri ed era convinto di poter mediare la situazione. Così, invece di andare come sempre in barca, approfitta di un elicottero militare che, partendo da Tiputini, passava in quella zona, dove scendono velocemente, con la promessa di essere recuperati dopo circa tre ore.
Vescovo e suora incontrano un gruppo di donne Tagaeri che, dopo qualche sospetto, si mostrano benevole. Dopo qualche ora arrivano purtroppo i maschi cacciatori, tutti con le lance in mano, forse frustrati per una caccia non redditizia. Dopo pochi minuti di discussione con le donne, manifestano il loro disappunto per la presenza degli stranieri ed il capo tira la sua lancia addosso al vescovo. Dopo di lui, ogni cacciatore ripete il gesto: 16 cacciatori, 16 lance conficcate nel suo corpo. Suor Ines, che le donne avevano tentato di difendere, viene anch’essa separata e uccisa da tre lance.
Il pilota dell’elicottero al ritorno vede dall’alto il corpo senza vita dei due missionari e, senza scendere, torna alla base per avvisare polizia e religiosi.
Tutti sono rimasti costernati alla notizia. Ed ancor più alla vista dei corpi trafitti dalle lance.
Questa tragedia ha reso profetiche le parole del vescovo, perché la zona dei Tagaeri é stata dichiarata dallo stato «zona intangibile», cioè zona di riserva per gli indigeni con divieto di entrata per le compagnie petrolifere. Con l’offerta della loro vita hanno salvato tante vite indifese! Hanno tutelato i diritti dei «senza voce». A distanza di 31 anni, purtroppo, le zone intangibili vengono progressivamente ridotte, la contaminazione prodotta dell’estrazione del petrolio aumenta, la natura viene danneggiata e distrutta, la salute degli indigeni é fortemente minacciata. Deve morire ancora qualcuno perché tutto questo si fermi?

-27: Tena

Luego de haber pasado el día lunes con la familia Bano en visita del centro de Quito y del Museo de la Mitado del mundo, finalmente dejamos Quito y vamos a la primera ciudad de la Amazonía, el Tena, capital del Napo. Acogidos por el obispo Adelio Pasqualotto y la comunidad misionera de los josefinos, visitamos las grutas del Chamán y los monos de Misahualli.

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Dopo aver passato tutto il lunedí insieme alla famiglia Bano visitando il centro di Quito e il museo della Mitad del Mundo (sulla linea dell’Equatore), finalmente lasciamo Quito ed entriamo in Amazzonia, nella cittá di Tena, capitale della provincia del Napo. Accolti dal vescovo Adelio Pasqualotto e dalla comunitá di missionari giuseppini del Murialdo, visitiamo le grotte del Sciamano e le scimmie di Misahualli.

-30

Me encuentro hoy en la parroquia de San Lucas, en la extrema periferia norte de Quito a 2800 metros de altura, donde estuve como párroco desde 2007 hasta 2012. Ya me despedí de Durán el pasado lunes 9 de abril. Pero quise pasar por Quito porque también aquí algún sacerdote misionero de Padua entregó su vida. Hablo de padre Luigi Vaccari, primer párroco de Carapungo (otro barrio que colinda con Carcelén al norte de Quito), quien en 1998 fue atropellado en la carretera por unos carros.

Lamentablemente el año siguiente murió otro sacerdote paduano, padre Evaristo Mercurio, en cuanto su carro se revolcó en atravesar una creciente, en la zona de Esmeraldas, siempre en Ecuador.

Así que, al empezar esta peregrinación desde el Ecuador hacia Manaos, ciudad donde fue asesinado padre Ruggero, pido la intercesión de estos tres santos sacerdotes, que dieron su vida para la misión.

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Sono oggi nella parrocchia di San Lucas, nell’estrema periferia nord di Quito, a 2.800 metri, dove sono stato parroco dal 2007 al 2012. Celebro la messa delle 10, il parroco padre Angelo mi fa presiedere la Eucaristia e gli ex parrocchiani mi danno un altro saluto di despedida. Io introduco la messa, dicendo che tanti sono stati i preti di Padova che hanno lavorato in questa parrocchia e li elenco uno per uno per ricordarli e ringraziare Dio per il loro servizio. La scorsa domenica ho salutato Durán e sono ripartito da lí il lunedì 9 aprile. Ma volevo passare per Quito perché qui anche un prete missionario di Padova ha dato la sua vita. Parlo di don Luigi Vaccari, primo parroco di Carapungo (un altro quartiere che confina con Carcelén a nord di Quito), che nel 1998 è stato investito da alcune macchine sulla strada.

Purtroppo, l’anno seguente, un altro prete padovano, padre Evaristo Mercurio, morì quando la sua auto si è ribaltata nell’attraversare un torrente in piena, nella zona di Esmeraldas, sempre in Ecuador.

Così, all’inizio di questo pellegrinaggio dall’Ecuador a Manaus, la città dove è stato assassinato padre Ruggero, chiedo l’intercessione di questi tre santi sacerdoti, che hanno dato la vita per la missione.

 

 

In serata arriva anche la famiglia Bano, con cui noi preti di Padova collaboriamo a Durán, cosí conosce la parrocchia di San Lucas, dove era arrivata come missionaria fideidonum prima di loro anche la famiglia Pellichero.

Luego de haber pasado la noche en la casa parroquial de San Lucas en Carcelén Bajo (justo en el mismo cuarto y en la cama donde dormí por 5 años seguidos), el nuevo párroco padre Ángel me presta su carro para una diligencia particular: monseñor Aníbal me pidió que lo visite en la casa de espiritualidad de Betania en San Rafael, para saludar algunos obispos amigos y en particular el nuevo Nuncio. Así que, durante el receso de los obispos, puedo saludar algunos, hanlarles de mi peregrinación hacia el Amazonía y pedir su bendición.

Ya que nos alcanzaba tiempo, veo que no estamos tan lejos de una hermosa maravilla de la naturaleza. Me dirijo hacia el Colibrí y desde allá hasta las Cascadas del Río Pita: no me acordaba que el recorrido (12 km de calle empedrada) era tan largo, pero el panorama de la cascada valió la pena. Y también el baño en el agua fría al que se enfretaron los valientes Ricardo y Diego.

En la noche nos invitó a merendar la familia de Beibi Rodriguez. Viven en Calderón desde 5 años y desde 5 años me pide que le bendiga la casa, y finalmente lo cumplí.

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Dopo aver trascorso la notte nella canonica di San Luca a Carcelen Bajo (proprio nella stessa stanza e letto dove ho dormito per 5 anni consecutivi), il nuovo parroco don Angelo mi presta la sua auto per un particolare situazione: Monsignor Aníbal mi ha chiesto di visitarlo nella casa di spiritualità di Betania a San Rafael, anche per salutare alcuni amici vescovi e in particolare il nuovo Nunzio. Così, durante una pausa dell’incontro dei vescovi, ho salutato, ho parlato loro del mio pellegrinaggio in Amazzonia e chiesto la loro benedizione.

Visto che abbiamo ancora tempo, e giacché non siamo così lontani da una meraviglia della natura, mi dirigo verso il Colibrí e da lì verso le Cascate del Río Pita: non ricordavo che il percorso (12 km di strada di ciottoli) fosse così lungo, ma il panorama della cascata valeva la pena. E anche il bagno nell’acqua fredda che i coraggiosi Ricardo e Diego hanno affrontato.

La sera ci ha invitato a cena la famiglia di Beibi Rodriguez. Essi vivono da 5 anni a Calderón e da 5 anni mi chiede di benedire la loro casa: finalmente compio il loro desiderio.

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